Diffondere i selfie bollenti di una minore non è reato, lo dice la Cassazione
Pubblicato il da Redazione - aggiornato il - PSDM
Se gli amici di una minorenne diffondono ad altri ragazzi video porno mandati da quest’ultima, non sono punibili penalmente.
Lo dice la Cassazione. La spiegazione c’è ed è la seguente:
le norme – contro lo sfruttamento sessuale degli adolescenti – puniscono la cessione di materiale pedopornografico «ma a condizione che lo stesso sia stato realizzato da soggetto diverso dal minore raffigurato» dal momento che la legge distingue «l’utilizzatore» del materiale «dal minore utilizzato».
Ragazzine audaci, state attente:
i vostri autoscatti a luci rosse possono diventare virali nella cerchia delle vostre amicizie senza che ci siano sanzioni a fare da deterrente.
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I supremi giudici hanno respinto il ricorso del pm del Tribunale dell’Aquila contro il non luogo a procedere emesso dal Tribunale dei minori del capoluogo abruzzese nei confronti di dieci ragazzi (sei femmine e quattro maschi) che avevano girato ad altri (e, da questi, ad altri ancora) i selfie osè ricevuti dalla loro amica.
Questa la motivazione:
deve essere punita la diffusione del «materiale raffigurante un minore tout court, indipendentemente da chi e come l’abbia prodotto (quindi, anche nel caso in cui sia stato realizzato autonomamente dal minore medesimo)».
Cosa significa tutto ciò?
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In sintesi la Cassazione dice:
«La punibilità della cessione è subordinata alla circostanza che il materiale pornografico sia stato realizzato da terzi, utilizzando minori, senza che dunque le due figure possano in alcun modo coincidere».
Quindi se ti fai un selfie hot e provocante e qualcuno usa il tuo autoscatto per diffonderlo nel web non può essere perseguibile legalmente.
Quindi non prendete alla leggera la questione dei selfie hot perché potrebbe essere una situazione che vi si ritorce contro.