Dieci rapper italiani che…. saranno famosi

Professione rapper. In lingua italiana. Ecco dieci artisti che faranno boom l’anno prossimo. In ordine alfabetico (non è una classifica).

1. Chiky Realeza: il predestinato. Questo cileno è un talento assoluto dello street blues, l’unica cosa che gli manca è un album ufficiale. Praticamente ve lo segnalo solo per potervi dire “ve l’avevo detto”.

2. Dank: la certezza. Attivo da quasi vent’anni, è un’icona dell’underground emiliano. Si è fatto le ossa sui palchi delle battle di freestyle di tutta Italia (memorabile la sfida contro un giovanissimo Fedez nel 2007), concentrato sul trasmettere i valori originali della cultura piuttosto che sul successo economico. Non ho dubbi che sarà così anche nell’anno nuovo.

3. Debbit: il presente. Sound e attitudine totalmente diverse per questo ragazzo della nuova scuola romana, che funziona alla grande sui beat più attuali, mischiando sano cazzeggio a liriche interessanti e originali. Il 2016, finalmente, dovrebbe portare l’album della consacrazione.

4. Jangy Leeon e Truman Simbio: gli anormali. Direttamente dall’hinterland milanese, un progetto in cui si parla (anche) di disturbi psichiatrici, gli stessi che hanno tenuto Simbio lontano dai palchi per parecchi anni. Un argomento importante e delicato, vissuto in prima persona e raccontato con sincerità e immediatezza. Nel nuovo anno mi aspetto stessa attitudine e nuove rime.

5. Mastino: l’insegnante. Sulla scena già dagli anni ‘90, ultimamente sta affiancando le proprie uscite discografiche all’attività in favore dei ragazzi più giovani delle periferie e delle scuole milanesi, in cui sperimenta la relazione tra rap e poesia. Mente del progetto Street Arts Academy, da seguire con molta attenzione nei prossimi mesi.

6. Nill: la guerriera. Rapper umbra in trasferta a Bologna, Nill ha praticamente raggiunto l’obiettivo di crowdfunding per il suo disco d’esordio. Il suo stile è un mix irresistibile di punchline affinate nelle jam sotterranee, sincerità ed autoironia.

7. O’Zì: il jazzista. Se Napoli è, secondo molti (me compreso), la città italiana in cui il rap ha raggiunto il miglior livello, è merito di gente come O’Zì, che non suona il sax di Coltrane, ma sa dare al flusso delle sue sillabe una musicalità originalissima. Contenuti che spaziano tra riferimenti sociali ed echi cyberpunk, ed ecco che l’ascolto diventa obbligato.

8. Picciotto: la strada. Nei quartieri popolari di Palermo, Picciotto è un punto di riferimento per i bambini delle realtà più povere e disagiate, a cui insegna ad esprimersi in rima usando le parole come arma di riscatto sia personale che sociale. Mi risulta che l’hip-hop sia nato esattamente in questo modo.

9. Signor K: l’idea. Da Bergamo all’Aquila, un intellettuale rivoluzionario che nei testi dice cose molto complesse in modo estremamente semplice. Gentrificazione, lotte sociali e passione per un album che è un programma già dal titolo: “Saremo Tutto”.

10. Soulcè: la poesia. Si parla di un attore professionista, quindi è chiaro che sa stare sul palco e interpretare i testi come si deve. Ma la dote principale di questo ragazzo di Ragusa è la sua scrittura, ispirata dai liricisti afroamericani come dai poeti francesi. Non perdetevelo.

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