Il primo approccio al sesso per i ragazzi è il “sexting”

Pubblicato il da Dottor X - aggiornato il - Psicologia

Il primo approccio al sesso per i ragazzi è il “sexting”

A casa, nel bagno, ne luoghi più appartati: basta un “click” e la foto in pochi secondi è sul web.

La moda del sexting sbarca anche in Italia.

Il termine sexting, crasi delle parole inglesi sex (sesso) e texting (pubblicare testo) è un neologismo utilizzato per indicare l’invio di messaggi sessualmente espliciti accompagnati anche da immagini inerenti al sesso, principalmente tramite telefono cellulare, ma anche tramite altri mezzi informatici.

Le foto vengono generalmente scattate nella solitudine della propria stanza o in luoghi appartati, il bagno ad esempio, lontano dagli occhi indiscreti (dei genitori, ovviamente!) per poi essere pubblicate sul web ed essere visibili a numerosi utenti.

Il fenomeno del sexting ha iniziato a diffondersi anche in Italia: dall’Indagine nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza condotta nel 2012 da Telefono Azzurro ed Eurispes su ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni, emerge che circa un ragazzo su dieci ha ricevuto messaggi o video a sfondo sessuale con il cellulare, e che ugualmente ne ha inviati ad amici, fidanzati, adulti, o altre persone, anche sconosciute.

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Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Galveston è cambiato il modo in cui gli adolescenti hanno i loro primi contatti con il sesso.

La novità consiste sostanzialmente nell’usare una tecnica chiamata sexting che consisterebbe nell’invio di immagini sessualmente esplicite tra una persona e l’altra.

Per i ricercatori dell’University of Texas Medical Branch di Galveston (UTMB.), questa potrebbe diventare la nuova normalità dello sviluppo sessuale tra ragazzi e precede molto spesso il rapporto sessuale vero e proprio.

Il team di Temple ha condotto un’indagine continua durata ben 6 anni in un gruppo eterogeneo di studenti adolescenti.

Ognuno di loro doveva completare periodicamente dei questionari in forma anonima, spiegando in dettaglio l’eventuale loro storia di sexting o comportamenti attinenti alla loro attività sessuale.

Gli studiosi hanno scoperto che le probabilità di essere maggiormente attivi erano leggermente superiori per i giovani che inviavano messaggi sexting rispetto i soggetti che invece non lo facevano.

Nessuno di loro ha evidenziato un comportamento sessuale a rischio o negativo.

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«Essere un destinatario passivo o chiedere un sexting non richiede probabilmente lo stesso livello di agio con la propria sessualità – spiega Choi –

L’invio di una foto da nudi può comunicare al destinatario un livello di apertura verso l’attività sessuale.

Può promuovere la convinzione che ci si aspetta di fare sesso e serve ad aumentare le avances sessuali, ognuna delle quali può aumentare la probabilità di un futuro comportamento sessuale.

Il Sexting può servire come una tecnica che porta a comportamenti sessuali reali o come un modo per indicare la propria disponibilità a raggiungere un migliore livello di intimità».

La ricerca è stata resa possibile grazie a un finanziamento del National Institutes of Health e del National Institute of Justice.

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